Spaghetti Blog
Lo faccio all'italiana
mercoledì 26 marzo 2008
martedì 11 marzo 2008
E mo me svejo
Nessuna immagine meglio di questa (opera di Marcolino) può riassumere questo periodo della mia vita segnato dall’impegno totale nella campagna elettorale, per il quale sto trascurando molte altre cose compreso il presente blog, e dal ritorno dell’Alfetta che è tornata a sfrecciare con me nelle vie dell’Urbe.Per par condicio mi sembra il caso di pubblicare anche questa foto, inno all’ironia Romana:
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giovedì 28 febbraio 2008
Vivere per la politica o.. di politica
I politici di professione, quelli senza il Beruf della politica, su cui fondare il loro carisma, sono coloro che non hanno le qualità intrinseche del capo, coloro che non avendo l’impulso interiore si costruiscono un apparato di potere senza comprendere la reale capacità d’azione, i rischi e le responsabilità della leadership, cioè il lato oscuro presente in ogni relazione di dominio.
“Ha veramente la vocazione per la politica solo colui che, forte di una fede profonda e certo di non crollare anche quando il mondo gli apparisse troppo basso o stupido per ciò che egli ha da offrire, davanti ad ogni delusione può dire: Non importa, continuiamo!
Da “Religione e modernità in Max Weber” di Alessia Zaretti (FrancoAngeli)
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lunedì 25 febbraio 2008
La sentinella
Era bagnato fradicio e coperto di fango e aveva fame, freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano di infiltrarsi e ogni avamposto era vitale. Stava all'erta, il fucile pronto.
Lontano 50mila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
E allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso, la vista del cadavere lo fecero rabbrividire. Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante e senza squame...
(tratto da 'Tutti i racconti' (1950-1972), 1992, A. Mondadori Editore)
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lunedì 18 febbraio 2008
Shooting Silvio
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domenica 10 febbraio 2008
la storia infoibata
Come chiudere gli occhi davanti ad un eccidio di massa, ad una pulizia etnica, alla morte di connazionali non aventi altra colpa che quella di essere Italiani?
Molti mi rispondono che rispetto ai cinque milioni di ebrei sterminati dai nazisti, qualche migliaio di italiani sono poca roba… a loro ed alle loro ignobili anime replico che la tragedia non si misura su di una bilancia il quale ago pende a seconda del peso (del numero) dei corpi esanimi che essa si lascia dietro, ma sull’efferatezza di un crimine che un uomo o un’ideologia hanno la risolutezza di compiere.
L’infame intento.
Josip Broz, meglio conosciuto come il maresciallo Tito, segretario del partito comunista Jugoslavo e poi fondatore dello stato socialista, alla fine della seconda guerra mondiale condusse le sue truppe partigiane in una violenta occupazione dei territori del nostro confine orientale: Trieste, Fiume, la Dalmazia e tutta l’Istria, territori italiani fin dal tempo delle province romane, erano in mano alle imperversanti truppe slavo-comuniste. L’intento di Tito era eliminare gli italiani per balcanizzare il territorio e “bonificare” l’Istria, Fiume e la Dalmazia dalla presenza millenaria del ceppo latino-veneto.
Le foibe.
Il termine foiba è una corruzione dialettale del latino “fovea” che significa fossa; le foibe, infatti, sono voragini rocciose create dall’erosione di corsi d’acqua nell’altopiano del Carso. Esse furono utilizzate per infoibare (“spingere nella foiba”) migliaia di istriani e triestini, soprattutto italiani (fascisti e non) ma anche slavi anticomunisti, addirittura alcuni membri del CLN, colpevoli di opporsi all’espansionismo comunista slavo di Tito, che doveva dimostrare agli altri stati seguaci della corrente sovietica di essere in grado di controllare, sotto la propria egida, diversi tipi di etnie.
Strategie di un abominio.
Le vittime dei titini venivano condotte, dopo atroci sevizie, nei pressi della foiba; qui gli aguzzini, non paghi dei maltrattamenti già inflitti, bloccavano i polsi e i piedi tramite filo di ferro ad ogni singola persona con l’ausilio di pinze e, successivamente, legavano gli uni agli altri sempre tramite il fil di ferro. I massacratori, per risparmiare munizioni, sparavano soltanto al primo malcapitato del gruppo che, ruzzolando rovinosamente nella foiba, trascinava con sé gli altri; essi morivano di stenti, il freddo e l’inedia non lasciavano superstiti. Sollazzo delle truppe slave era, sovente, gettare nelle foibe, dopo l’esecuzione, un famelico cane nero che rendesse, se possibile, ancora peggiori le ultime ore di vita dei condannati.
Gli aguzzini agirono su direttive dell'OZNA, la famigerata polizia segreta del regime titino, i cui agenti calarono a Trieste con le liste di proscrizione e si servirono di manovalanza locale. Nell'invasione jugoslava dell’Istria, e di ciò che ne seguì, i comunisti locali hanno responsabilità gravissime. In quei giorni le loro squadre con la stella rossa giravano per la città a pestare e ad arrestare. Loro elementi formavano il nerbo della "difesa popolare". Quei tragici avvenimenti furono infatti il frutto di un disegno politico preventivamente preparato e cinicamente eseguito.
Un inevitabile paragone.
Nella memoria collettiva e nella storiografia ufficiale l’Olocausto è giustamente presente, e non potrebbe essere altrimenti. Trova spazio in tutti i libri di testo, nella cinematografia mondiale sia filmica che documentaristica e viene ricordato costantemente, rasentando l’eccesso, dai mezzi di informazione. Ogni studente italiano conosce bene quegli orrori.
La tragedia istriana giuliano dalmata, al contrario, è stata per decenni omessa, oltre che da tutto il susseguirsi di governi (tranne l’ultimo di centro-destra che ha il merito di aver istituito la Giornata del Ricordo), da tutti i testi scolastici ed è solo in seguito al dibattito sulla faziosità dei libri di testo, che in alcune edizioni viene riportata qualche informazione a riguardo, anche se spesso, purtroppo, ancora in forma superficiale e didascalica.
La condanna politica e morale di tutti gli stati nei confronti dell’antisemitismo è unanime, e, in forma autocritica, anche molti esponenti dei governi tedeschi sono sempre stati in prima linea nell’esecrare quegli accadimenti. Diversamente, in merito al genocidio titino, non c’è mai stata alcuna presa di posizione ufficiale di condanna da parte dei governi balcanici: la Jugoslavia prima, la Croazia e la Slovenia poi, oltre a non aver mai espresso le loro “scuse ufficiali” ai familiari delle vittime, non hanno collaborato ad aprire, agli storici di tutto il mondo, i loro archivi di stato (basti pensare alla reazione del presidente croato Mesic al discorso di Giorgio Napolitano in occasione della celebrazione del “Giorno del ricordo” del 10 Febbraio 2007). Anche sul piano giudiziario, le procedure ed i risultati sono da sempre stati diversi: sebbene alcuni siano riusciti ad eludere la giustizia internazionale, molti gerarchi nazisti sono stati processati a Norimberga. Nessun criminale titino ha invece scontato un solo giorno di carcere, a cominciare proprio dal loro leader, inspiegabilmente a lungo stimato e “riverito” da molti capi di stato.
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mercoledì 6 febbraio 2008
Una vita al massimo
C’è anche chi lo fa perché è caduto, ma non per terra ma molto più in profondità: nel baratro della droga.
Alcuni, anzi molti, semplicemente ebbri della loro ignoranza, fanno questo e quello senza poi infine far nulla, passano giornate nel vuoto, perdono il prezioso tempo in superficiali inutilezze.
Questa è la mia idea, una vita vissuta come elevazione e conquista,
Una vita al massimo…
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lunedì 28 gennaio 2008
La giornata della memoria..
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sabato 26 gennaio 2008
La scuola del ciabattino
“Quel ciabattino, che vive e lavora in un villaggio.”
Rousseau
Si auspica che chi sia destinato ad essere qualcuno lo diventi, almeno io credo che sia così, e la società dovrebbe essere in grado di riconoscere il talento e di aprire la strada a chi ha le potenzialità per percorrerla. Secondo la teoria di principio appena espressa, in una società come la nostra che fonda il merito su istruzione e relativi pezzi di carta, la presenza di scuole private è assolutamente priva di senso nonché antitetica.
Il possedere soldi non è una prerogativa meritocratica. Anche se parlassimo in termini liberisti e liberal-borghesi, e quindi riconoscessimo il fatto di possedere soldi come certificato di abilità e merito, nel caso dell’istruzione non troveremmo fondamento in quanto il denaro è posseduto dal genitore che paga la retta e non dall’alunno in questione.
Il livello raggiungibile è ancora strettamente legato alla classe sociale di partenza, o almeno lo sarà finché le naturali strade di ascesa saranno affiancate da autostrade percorribili dai più abbienti, a pedaggio certamente.
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venerdì 18 gennaio 2008
"Fuori Dal Giro" di Matteo M. Gentilucci
Grazie all'irrinunciabile aiuto dell'amico Franz ho caricato su You Tube questo mio corto, girato lo scorso anno con la partecipazione e l'aiuto di alcuni miei cari amici, tutti accreditati.
Il film è un prodotto sperimentale, in esso ho azzardato alcune scelte tecniche ed estetiche abbastanza particolari, con molte citazioni alcune più evidenti di altre ed è supportato da una colonna sonora dai nomi a dir poco colossali.
Presto pubblicherò anche gli altri, almeno quelli che meritano di essere qui presentati e soprattutto annoverati tra i lavori marchiati Fragola Production.
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Matteo G
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